Permacultura

Cos’e la Permacultura

La Permacultura e’ la progettazione di un insediamento umano dove piante, animali e uomo lavorano in sinergia e mutuo beneficio. Sviluppata da Bill Mollison e David Holmgren nel 1978 in Australia, la permacultura si propone di creare un modello di agricoltura permanente (permanent agriculture) dove l’ insediamento umano imita l’ecosistema naturale: ovvero la creazione di un sistema produttivo durabile nel tempo, sostenibile in termini di risorse ed in grado di automantenersi. 

Gli ecosistemi sono comunita’ di organismi viventi ed elementi non viventi, legati tra di loro da complesse interazioni e scambi di energia e materia. Un ecosistema ha al suo interno diversi habitat e nicchie ecologiche.  La permacultura mira a progettare queste relazioni, habitat e nicchie, sfruttando gli scambi di energia e materia tra uomo, piante, suolo, animali, ecc.

Principi etici

Come diversi ecosistemi in natura sono interconnessi tra di loro, allo stesso modo il nostro insediamento (ecosistema) deve essere integrato nella comunita’ in cui si vive. I principi di cura della terra, cura delle persone e condivisione del surplus (con familiari e la comunita’ in cui si vive) sono alla base della permacultura e rendono il nostro insediamento ancora piu’ forte e resiliente su molteplici livelli: produzione del cibo, sicurezza personale, protezione da eventi avversi, e sicurezza sociale. 

Progettazione

Nella permacultura la fase di progettazione e’ la piu’ importante di tutte. Se un contadino spende 20 ore per coltivare il campo e un’ ora di progettazione, con la permacultura spenderemo 20 ore di progettazione per arrivare (idealmente)a lavorare solo un’ ora nel campo.

La permacultura mira alla massimizzazione delle risorse ed energie (naturali e umane) e del tempo, per esempio posizionando le piante a seconda dell’ attenzione di cui necessitano; creando le condizioni che riducano i fabbisogni idrici del terreno; piantando piante che si aiutino a vicenda (fornendo pacciamatura, fertilizzanti, ombra, insetti benefici, ecc.).  Mira a modellare uno spazio che funzioni in modo naturale, che sia permanente, sostenibile ed il meno fragile possibile. La fragilita’ si risolve creando biodiversita’ e multifunzionalita’, dove ogni singolo elemento ha piu’ di una funzione, ed ogni funzione viene compiuta da piu’ di un elemento.

Facciamo un esempio semplice: abbiamo una zona ventosa che necessita di protezione. Potremmo piantare alberi che facciano non solo da frangivento, ma che siano azoto-fissatori, aumentando cosi’ la fertilita’ del suolo (sono alberi che crescono oltretutto molto velocemente), che diano frutta all’uomo o bacche per gli uccelli e magari anche riparo e/o cibo a predatori benefici. Abbiamo quindi un elemento (albero) ed una zona (frangivento) potenzialmente con piu’ funzioni (frangivento, buona per la fertilita’ del terreno, cibo, riparo per predatori benefici, ecc). Un esempio di albero che si puo’ usare e’ l’acacia. Si useranno inoltre non solo alberi ma anche arbusti, favorendo la biodiversita’ e progettando la zona in modo che presenti diversi livelli, offra altezze a scalare. Se la funzione di protezione dal vento venisse compiuta anche da altri elementi, per esempio mettendo un deposito attrezzi nell’area piu’ esposta, specie se a nord (e mettendo magari sul lato sud una serra) avremmo risolto in piu’ modi il problema vento, ovvero con alberi, arbusti e con il deposito attrezzi. La serra e’ un elemento che in questo specifico contesto potra’ a sua volta offrire altri benefici e creare connessioni con altri elementi.

La permacultura non offre tanto una serie di teorie o metodi, ma piuttosto un nuovo modo di pensare, di affrontare i problemi e trovare soluzioni, spesso semplicemente osservando cio’ che avviene in natura.

Ottimizzazione delle risorse e degli elementi

L’idea e’ di avere un sistema che non crei sprechi e dove i bisogni vengono soddisfatti internamente. Alla fine si tratta di usare buon senso e creare le condizioni migliori per facilitare processi naturali ed ottimizzare le risorse (incluse le risorse umane) per rendere l’ambiente sostenibile ed il piu’  indipendente possibile dall’ intervento umano.

Risorse idriche

Se viviamo in una zona dove ci sono periodi di siccita’ (arrivata – incredibile ma vero – anche in Inghilterra e oramai endemica in molte zone d’Europa) o se semplicemente siamo preoccupati dei consumi eccessivi (e dei costi) dell’ acqua usata per innaffiare l’orto, o se – come noi – potete innaffiare solo con gli innaffiatoi (300mq di orto sembrano immensi in quei giorni!) penseremo immediatamente ad:

  1. aumentare le risorse idriche naturali (gratuite), raccogliendo, per esempio, l’acqua piovana dai tetti;
  2. prolungare la permanenza dell’acqua piovana nel suolo tramite l’aumento di materia organica e humus nel terreno, o con la creazione di ‘swales’, con la pacciamatura, ed evitando la compattazione del terreno;
  3. diminuire l’evaporazione dell’acqua, di nuovo con la pacciamatura.

Fertilita’ e struttura del terreno

Vangare e spezzarsi la schiena non e’ l’unico modo di lavorare la terra. E sicuramente non nella permacultura. Anche se la tecnica di per se porta dei vantaggi a breve (migliora la struttura del terreno ed aumenta temporaneamente la fertilita’ del suolo), e’ indubbio che vangare anno dopo anno impoverisce il terreno.  Ma se guardiamo bene, perche’ succedono queste cose? Una volta che abbiamo vangato e migliorato la struttura del terreno, perche’ questo si ricompatta (e quindi perche’ abbiamo bisogno di vangare anno dopo anno)? Beh, elementare Watson! Il terreno si ricompatta perche’ lo calpestiamo e perche’ lo lasciamo esposto alla violenza delle pioggie e delle nostre innaffiature. 

Una volta che la struttura del suolo e’ migliorata con una buona vangatura iniziale e con l’incorporazione di materia organica/compost a seconda delle caratteristiche di partenza del terreno, vangare non sara’ piu’ necessario (almeno non ogni anno) se usiamo invece i seguenti accorgimenti:

  1. bancali/strisce di terreno con sentieri fissi, cosi’ da evitare di camminare sopra la terra da coltivare;
  2. usare la pacciamatura (o il compostaggio diretto sui bancali) cosi’ da ridurre la compattazione causata dall’impatto delle piogge e delle innaffiature (la pacciamatura ha innumerevoli altri vantaggi);
  3. usare sovesci, concimi naturali, compost in modo da aumentare la componente organica del terreno, aiutare l’attivita’ ed incrementare il numero degli organismi e microrganismi presenti nel suolo;
  4. risolvere eventuali problemi di drenaggio dell’acqua e permeabilita’ del suolo. 

Il suolo

Se creiamo un suolo sano tutto il resto si semplifica. Un suolo sano crea piante sane che hanno maggior resistenza ad attacchi di parassiti, virus e malattie funghine. Un ecosistema sano e con biodiversita’ sara’ poi pronto a rispondere a tali attacchi.

Con la permacultura e le tecniche di pacciamatura, di compost, con l’uso di sovesci, la scelta studiata di piante (azoto-fissatori, accumulatori di nutrienti, piante che creano habitat – e un po’ di cibo – per i predatori benefici), vogliamo invece aumentare (e non diminuire) la fertilita’ del suolo, anno dopo anno, e rendere l’ecosistema pronto a rispondere ad eventuali situazioni sfavorevoli.

Per concludere, la permacultura ci da’ gli strumenti per progettare e realizzare, con intelligenza e buon senso, un piccolo angolo di paradiso dove l’intervento dell’uomo non crea distruzione ed impoverimento ma, al contrario, crea ricchezza, nel suolo e nella comunita’, ed abbondanza sostenibile e permanentelavorando con (e non contro) la natura, ottimizzando energie e risorse per il bene di tutti.

5 Risposte to “Permacultura”

  1. lilli 16 giugno 2014 a 08:03 #

    ciao e grazie per la vostra dedizione. Solo chi ama la natura e la rispetta osserva e volge al meglio ogni suo uso.

  2. Nadia 29 marzo 2015 a 21:21 #

    lo trovo un ottimo sistema di coltura, ma chiedo: non presuppone una buona, se non ottima, conoscenza delle varie piante ? sia per la consociazione, che per l utilizzo e lo sfruttamento delle loro proprie caratteristiche ? io lo adotterei subito, ma non ho fatto studi in materia !!!

    • Laura 31 marzo 2015 a 08:24 #

      Cara Nadia, si, sono d’accordo con te in merito alla conoscenza delle varie piante come fattore importante …. ma non lo vedo assolutamente come un presupposto. Ci sono libri – tanti anche specifici sulla permacultura – c’e’ internet, con innumerevoli database di piante e anche di consociazioni che puoi provare – l’informazione oggigiorno e’ piu’ che abbondante!! Poi c’e’ l’esperienza in campo, i tentativi, gli errori, le osservazioni che sono – a mio parere – ancora piu’ importanti dei libri o di una laurea in agronomia! Neanche nei corsi di permacultura ti insegnano tutto. L’unica cosa che serve, l’unico prerequisito … e’ semplicemente avere interesse, curiosità’ … e non avere troppa paura di sbagliare!

      Non serve molto per iniziare, e non serve iniziare con delle cose troppo complicate … ma iniziare e’ la cosa piu’ importante! Ci si informa, si prova, si osserva, si correggono gli errori e si riprova. Le piante stesse ti insegneranno cosa funziona e cosa non funziona e le interazioni, le consociazioni …. quelle migliori vedrai che avverranno spesso per caso, se ti prendi la briga di lasciar fare alla natura ed osservare (es. l’anno scorso avevo notato delle verdure orientali (autoseminate) in mezzo ad un mini-letto di carote – tutto e’ cresciuto stupendamente e senza fare diradamenti ho ottenuto doppia raccolta in uno sputo di terra. Altri avrebbero estirpato quelle ‘erbacce’ autoseminate. Ora, quest’anno seminerò le carote insieme alle verdure orientali e vediamo cosa succede!).

      Spero di averti convinta! Ad ogni modo … buon lavoro!🙂

  3. Antonella 2 giugno 2016 a 07:41 #

    Ciao ho un boschetto dove ci sono parecchie piante. È molto umido in quanto è una zona abbastanza bassa e quando piove in alcuni punti c’è l’acqua che ristagna. Ci sono molti uccelli. Vorrei iniziare a ….

Trackbacks/Pingbacks

  1. Permacultura | ortoland - 14 aprile 2014

    […] Permacultura. […]

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