Semi e seed saving

13 Giu

Dopo cinque anni di coltivazione dell’orto e’ finalmente arrivato il momento di imparare a salvare i miei semi. Penso che sia una conseguenza naturale per chi vive l’orto come un esercizio anche etico (e non solo prettamente utilitaristico). Ma perche’ prendersi la briga di salvare i propri semi? Non si trovano in vendita oramai dappertutto? E se facciamo un passettino ancora piu’ indietro, perche’ prendersi la briga (ed il rischio) di coltivare le proprie pianticelle partendo dal seme, quando e’ cosi’ pratico acquistare le piantine gia’ belle e pronte? Si, lo ammetto, costa meno fatica … ma coltivare le piante partendo dal seme non solo da’ vantaggi in termini di maggiore scelta e migliore qualita’, ma e’ anche un gesto etico e morale che contribuisce allo sforzo collettivo di mantenere e conservare la biodiversita’, importante per la nostra sopravvivenza.

Il numero delle varieta’ degli ortaggi oggi disponibili e’ spaventosamente diminuito, causa numerosi fattori a cui si sono aggiunte le complicate ed onerose normative europee relative alla registrazione delle sementi messe in commercio. Qui in Inghilterra alcune ditte hanno fuorviato queste norme registrandosi come ‘seed clubs’ e vendendo sementi rare, non ibride, ai propri membri.

Questo e’ un diagramma che illustra il numero di varieta’ di un campione di sementi di ortaggi commerciali nel 1903 ed 80 anni dopo, nel 1983 (e non oso immaginare oggi, dopo altri 30 anni, cosa e’ diventato!), presa dal sito http://recycledminds.blogspot.co.uk/2012/04/implications-of-decline-in-seed.html

E questa vecchia petizione, che da’ una idea in che direzione il mondo si stia muovendo  http://www.civiltacontadina.it/modules/petizion3/index.php?id=1

Coltivare e salvaguardare antiche varieta’ locali, tradizionali, non ibride, diventa, in questo scenario, fondamentale, anche nel piccolo (ed importante sarebbe quindi imparare a raccogliere i propri semi). Mantenere la biodiversita’ e’ importante per la nostra sopravvivenza. Quando la nostra produzione agricola dipende da una decina di varieta’ di sementi (rispetto alle centinaia del passato) ha una fragilita’ facilmente immaginabile.

Se proprio non riusciamo a salvare i semi del nostro orto possiamo comunque fare un gesto etico e cercare di procurarci queste sementi (le ‘heritage’), in modo da appoggiare quelle ditte ed organizzazioni che hanno fatto del mantenimento della biodiversita’ la loro missione. Una di queste e’ Civilta’ Contadina (http://www.civiltacontadina.it/).

Un altro motivo per usare le varieta’ antiche e locali e’ che quelle commerciali registrate rispondo piu’ alle esigenze dei coltivatori commerciali che a non chi coltiva per uso familiare. Le sementi vengono selezionate in base a considerazioni strettamente pratiche e prioritari sono criteri di deperibilita’ e resistenza ai numerosi maneggi e trasporti dell’ortaggio (per es. con la scelta di varieta’ con la buccia piu’ dura) e facilita’ di raccolta (per es. con la scelta di quelle varieta’ che possono essere raccolte meccanicamente). Senza contare poi il fatto che molte sementi in commercio sono ibride, geneticamente uniformi. 

Il piccolo orticoltore ha invece ben altre esigenze. Vuole prima di tutto ortaggi saporiti, con resistenza naturale a patogeni e parassiti, con ampia adattabilita’ a cambiamenti climatici (flessibili, quindi e non con l’uniformita’ e rigidita’ genetica degli ibridi), con maturazione a scalare (in modo da avere un prodotto fresco per un arco di tempo il piu’ lungo possibile), con un’ alta produttivita’ per area occupata (piuttosto che facilita’ di raccolta), e cosi’ via. Esigenze diverse da quelle dei coltivatori commerciali.

Se vi ho convinti, ecco qui un utilissimo manuale sui semi, disponibile gratuitamente online http://www.scribd.com/doc/64727305/Manuale-Semi (e se invece convinti non lo siete provate a leggere anche solo gli interessantissimi capitoli introduttivi!).

Leggerete come per la lattuga, i fagioli, i piselli (tra gli altri) salvarne i semi sia alquanto facile. Altri ortaggi sono invece un po’ piu’ difficili (ma non impossibili!). La ditta inglese di sementi Real Seeds (www.realseeds.co.uk), molto attiva nell’educazione del seed saving, comunque scrive:

“Seed saving e’ facile: i contadini lo hanno fatto per migliaia di anni, coltivando tutti i meravigliosi ortaggi che mangiamo oggi. Sono nell’ultimo secolo i professionisti si sono accaparrati di questa pratica. Con un po’ di cura tu e tutti i tuoi vicini potrete coltivare sementi migliori di quelle sul mercato, ideali per le vostre condizioni, con una germinazione migliore, e crescere piante piu’ forti e sane.” 

“Otterrete semi migliori, cibo migliore ed aiuterete a preservare per il futuro 11,000 anni di lavoro!”

 A presto!

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